Sperimentazione di matematica
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| MOTIVAZIONE
ALL'APPRENDIMENTO |
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Non
c'è vero apprendimento se non c'è
motivazione all'apprendimento e tale motivazione non può
essere trattata disgiuntamente dalla motivazione all'apprendere
in generale. Il bisogno di sapere, di capire, di scoprire e di controllare il nuovo e l'incerto è alla base dell'apprendimento ed è sempre orientato all'adattamento ed al controllo della realtà per capirla e per trasformarla a proprio vantaggio. L'apprendimento avviene nel tempo e nello spazio, trasforma l'individuo nei suoi rapporti di esistenza temporali, spaziali e quindi relazionali con sé stessi, con gli altri e con l'ambiente. Le fasi di queste trasformazioni, riconosciute da tutti gli epistemologi, si possono sintetizzare in: - Fase inconscia o fase del gioco. - Fase della presa di coscienza della direzione lungo la quale le esperienze fatte con il gioco possono essere conglobate in un tutto significativo. - Fase della comprensione e della interiorizzazione. - Fase dell'applicazione pratica. Molti insegnanti giudicano le prime due fasi inutili o, al più, una perdita di tempo. Se l'insegnate è fortunato ha in classe degli allievi che, per loro fortuna, hanno (all'esterno della scuola) attraversato le prime due fasi e quindi possono giungere ad una corretta interiorizzazione e comprensione dei concetti matematici. Purtroppo, però, tutti gli allievi di una classe non sono così fortunati e tale trascuratezza metodologica ha finito spesso col mettere i discenti di fronte a difficoltà di vario tipo, generando rifiuti, blocchi ed incomprensioni. L'insegnante che propone i concetti matematici partendo dal presupposto che questi sono in genere giustificati con la spiegazione di se stessi, al proprio interno, di solito considera l'astrazione come il punto di partenza, sul quale svolgere tutta l'attività di insegnamento e, a fatica, trova qua e là forzate applicazioni nella realtà. Ma l'astrazione insita in tutti i concetti matematici deve essere, per l'educatore matematico, un punto di arrivo, sintesi finale di una serie di esperienze-gioco vissute in forma concreta. Se il partire dall'astrazione mette in difficoltà la maggior parte degli allievi normodotati, si può immaginare, senza eccessiva fatica, a quale livello di incomprensione della disciplina, e di conseguente incapacità operativa, si vengono a trovare gli allievi normodotati in difficoltà o gli allievi diversamente abili. |
| I
MEDIATORI IN MATEMATICA |
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E’
possibile comunicare una conoscenza ai discenti
solo attraverso l’uso e la calibrazione di opportuni
mediatori didattici. I mediatori attivi (che sono sempre tra i meno utilizzati dagli insegnanti di matematica) non solo sono opportuni, ma molte volte sono indispensabili per raggiungere la maggior parte dei concetti matematici. Occorre rimarcare che uno degli obiettivi degli insegnanti è quello di portare gli allievi ad affrontare una esperienza non emarginante rispetto ad una disciplina estremamente formale. Con il corpo, nella sua totalità psicofisica, l'allievo trova uno strumento per comprendere e per esprimere i concetti in esame con una maggiore sicurezza. I linguaggi simbolici astratti, indispensabili per dominare fino in fondo i concetti, diventano potenti in senso espressivo ed in senso operativo solo quando esprimo conoscenze che sono già state interiorizzate, altrimenti generano solo delle stereotipie e delle sovrastrutture senza che ci siano le opportune strutture mentali. Lo spazio ed il tempo E' utile evidenziare che se l'allievo manca di alcune categorie spazio/temporali il discorso curricolare diventa difficile, a volte impossibile, per tutte le discipline e, in modo specifico, per la matematica. Si provi a pensare la lettura e la scrittura senza le categorie spazio/temporali relative alla vicinanza/separazione e al prima/dopo, e se dovesse mancare l'ordinalità spaziale in corrispondenza alla ordinalità temporale che razza di numero ordinale dovrebbe avere il bambino? E quale geometria si potrebbe insegnare senza i fondamenti relativi alle categorie spaziali? Gli allievi normodotati, senza evidenti squilibri in ordine alla corporeità, all'affettività ed al rapporto con l'altro da sé, superano tranquillamente le difficoltà sul piano spazio temporale logico e quindi anche sugli altri piani di apprendimento. Per gli allievi in difficoltà, l'esperienza insegna che è quasi sempre indispensabile avviare un approccio a tutto quanto riguarda l'organizzazione spazio/temporale, partendo da esperienze che più di altre garantiscano sicurezza e impediscano l'insorgere di stati d'ansia e di sofferenza che ostacolano ogni pur minima conquista. Anche per gli allievi normodotati questa metodologia risulta decisamente più produttiva, nel senso che porta gli stessi ad una maggiore consapevolezza e ad una più sicura capacità logico razionale (il mondo formale non è più così lontano da ciò che accade nella realtà). |
| METODOLOGIA DIDATTICA |
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La metodologia utilizzata per
motivare l'allievo e poterlo portare alla comprensione
degli argomenti trattati tiene in considerazione le quattro
fasi prima descritte l’uso dei mediatori più
opportuni per comunicare e codificare ciascuna delle esperienze
fatte, si può perciò parlare
di: |
| SPERIMENTAZIONE |
Nello
spirito didattico espresso nella premessa, la sperimentazione
vuol mettere in atto un nuovo modo di
programmare le attività didattiche che gli insegnanti
delle scuole primarie devono attuare. Questa programmazione: - è basata sui concetti di matematica ritenuti indispensabili per le classi che sono parte attiva rispetto alla sperimentazione; - tiene in considerazione l’uso dei mediatori didattici da quelli attivi a quelli simbolici; - evidenzia, tramite i concetti e la metodologia citati, i legami con la scuola dell’infanzia e con la scuola media. Sul piano organizzativo: - non tutti gli insegnanti partecipano, ma solo un gruppo di insegnanti delle classi 2ª, 3ª e 4ª primaria; - questo gruppo di sperimentatori è indirizzato, aggiornato e seguito dall’esperto (prof. Giuseppe Pea); - quanto è deciso negli incontri fra gli sperimentatori viene, da questi, portato nelle classi di appartenenza e i risultati ottenuti sul campo costituiscono argomento di discussione nell’incontro successivo; - alla fine della sperimentazione i risultati saranno resi noti a tutti gli insegnanti tramite una relazione curata dagli sperimentatori stessi. Incontri tra sperimentatori ed esperto: - ne sono previsti 1 al mese da ottobre a giugno, otto per il gruppo di insegnanti che attua la sperimentazione per la prima volta, nove per il gruppo che prosegue la sperimentazione avviata lo scorso anno; ogni incontro è della durata di 4 ore. |